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Martedì, 03 Agosto 2021 14:47

IL GREEN-PASS È ILLEGALE: ECCO PERCHÈ

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Facciamo chiarezza su una “legge” illegale, che presto sarà invalidata, ma che intanto espone al rischio di denunce i titolari di attività e i gestori delle strutture.

Prosegue intanto, con un successo superiore alle aspettative, la raccolta firme contro il green-pass da parte di Vox Italia e Italexit in tutte le piazze d’Italia.

Il Decreto green-pass

Quando parliamo del decreto “green-pass” ci riferiamo all’ultimo Decreto Legge n. 105 del 23/7/2021, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella stessa data, che impone l’accesso a determinate strutture o esercizi commerciali solo tramite il green-pass, cioè il documento che attesta che siamo stati vaccinati. Questa legge, essendo appunto un decreto, dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni. In caso di mancata conversione il decreto decadrà automaticamente.

Non si tratta del primo green-pass che cercano di imporci. Già il decreto legge n. 65 del 18 maggio 2021, all'art. 9 introduceva per la prima volta l'utilizzo del green-pass per le cerimonie civili o religiose. Ma tale decreto è stato poi abrogato il 19 Luglio 2021 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/07/19/21A04341/sg). 

Il Decreto n. 105

Torniamo ora all’ultimo decreto (n. 105), che reintroduce il green-pass. In questo caso viene prescritto l’uso del green-pass per accedere ai seguenti servizi e attività:

  1. servizi di ristorazione, per il consumo al tavolo, al chiuso;
  2. spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive;
  3. musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
  4. piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, limitatamente alle attività al chiuso;
  5. sagre e fiere, convegni e congressi;
  6. centri termali, parchi tematici e di divertimento;
  7. centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione;
  8. attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
  9. concorsi pubblici (non possiamo non evidenziare come la prescrizione del green-pass per quest'ultima attività, oltre a rapresentare un attacco al mondo del lavoro, costringe i partecipanti a scegliere tra la salute ed il lavoro).

Per accedere a queste strutture, qualcuno può verificare se siamo vaccinati o no? E chi può richiederci il green-pass?

Alla prima domanda la risposta è NO. Nessuno può chiederci se siamo stati vaccinati, se abbiamo fatto il tampone o se siamo stati immunizzati, perché il titolare dei dati sanitari personali è il Ministero della salute, quindi, al di fuori delle entità dipendenti da questo ministero, nessun altro è autorizzato ad accedere ai nostri dati personali, né le forze dell’ordine, né tantomeno i titolari delle attività commerciali.

Per quanto riguarda chi può chiederci il green-pass, nel D.L. 105, all’art. 3 comma 4, è richiamato il Dpcm del 17 giugno 2021 che, all'art. 13,  elenca i seguenti soggetti autorizzati a richiedere il green-pass:

  1. i pubblici ufficiali;
  2. il personale addetto ai servizi di controllo delle attivita' di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi;
  3. i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi;
  4. il proprietario di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attivita';
  5. i vettori aerei, marittimi e terrestri;
  6. i gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie.

A richiesta dei verificatori elecati, siamo tenuti a confermare la nostra identità personale, mediante l'esibizione di un documento di identità.

Ricapitolando: secondo la norma, il gestore avrebbe il solo obbligo di controllare l’esistenza del green-pass per i suoi clienti, con facoltà di chiederci un documento d'identità. Ma, non essendo il titolare del trattamento dei dati (legge privacy), non può fare una copia del documento o del green-pass, non può annotare i nomi di chi entra con o senza green-pass, né può conservare questi dati. Parimenti, vigili, poliziotti, carabinieri, e finanzieri possono verificare sia il green-pass, sia i nostri documenti. Si tratta di un’interpretazione prudenziale della legge, dato che la stessa è talmente confusa e ricca di rimandi incrociati, da prestarsi ad interpretazioni diverse.

Ma il titolare dell’attività commerciale in che modo verifica il green-pass?

Per effettuare questa verifica è prevista un’app, che si chiama “Verifica C 19”, che controlla che il QR code riportato sul green-pass sia valido, collegandosi ad una banca-dati centrale, peraltro con problematiche di connessione ancora irrisolte. Ora la domanda è: se io prendo il green-pass di un’altra persona e la copio sul mio telefono, sarà riconosciuta al momento della verifica da parte del ristorante o della palestra? Si, certamente, perché corrisponde ai dati di una persona vaccinata. L’unico modo per accertare che il green-pass non corrisponde alla persona che lo esibisce, sarebbe di richiedere un documento di identità ai clienti. Ma questo è impossibile perché i documenti non possono essere richiesti se non dai pubblici ufficiali. Quindi il titolare dell’attività che intende verificare il green-pass, se lo fa, non può chiederci né i documenti, né tantomeno se siamo stati vaccinati, o immunizzati, o abbiamo fatto il tampone (che dura 48 ore), ma deve limitarsi a leggere il QR code del green-pass che gli mostriamo. Questo sempre nella malaugurata ipotesi di un gestore che intenda seguire questa legge inqualificabile e richiedere il green-pass ai suoi clienti. Consideriamo però che la falsificazione o la copia del green-pass è un reato e come tale da evitare. Anche se, abbiamo già visto numerose sentenze che hanno annullato reati e sanzioni per false autocertificazioni o perché riferiti a provvedimenti, come i famigerati Dpcm, poi giudicati illegittimi (es. sentenza giudice di pace di Frosinone n. 516 del 29/07/2020, ordinanza del tribunale di Roma del 16/12/2020, sentenza penale Giudice udienze preliminari di Reggio Emilia n. 54 del 27/01/2021, sentenza tribunale di Milano n. 20/1940, ecc.).

Il ricatto della campagna vaccinale

Purtroppo riguardo alle vaccinazioni è stato costruito un sistema basato su minacce estorsive di carattere mafioso, perchè queste minacce alla fine obbligano le persone a doversi vaccinare nella speranza di vedersi restituita una vita sociale. Per difenderci da questa ennesima vessazione, lo staff di legali di Vox Italia e Italexit ha predisposto un breve vademecum (link a fine articolo) da portare con sé per gestire eventuali contestazioni riguardanti il green-pass.

Ricordiamo che non è prevista alcuna sanzione nei confronti dei clienti e dei consumatori. L’unico che può essere sanzionato è il gestore. E tra le sanzioni rivolte ai gestori, indubbiamente quella che fa più paura è la chiusura temporanea dell’attività. Ma questa si applica solo alla terza violazione della normativa, rilevata in giorni diversi. Però, non esistendo un registro delle sanzioni e delle violazioni, risulta difficile per il poliziotto individuare quella che può essere la terza sanzione. A meno che il poliziotto non sia sempre lo stesso. Se le forze dell’ordine dovessero chiedere al titolare se si tratta della terza sanzione, sarà sufficiente rispondere che si tratta solo della prima sanzione. A questo riguardo è bene sapere che mentire è assolutamente consentito in materia di illeciti amministrativi (ma non di questioni penali). Quindi in ambito amministrativo non c’è nessun obbligo di dire la verità.

Il conflitto con la Costituzione ed i Regolamenti UE

Altra, e ben più importante ragione per cui il green-pass è illegale, è il suo conflitto con la Costituzione e con il Regolamento Europeo.

Come sappiamo, esiste una gerarchia delle fonti del diritto, dove quella più elevata non può in nessun caso essere messa in discussione da leggi di rango inferiore.

Ora, sia il D.L. 105 del 23/07/2021, sia il DPCM del 17/06/2021 devono sottostare:

  1. alla Costituzione italiana (articoli 3, 13, 16, 32);
  2. alla normativa ed ai regolamenti europei:
    1. La Risoluzione 2361/2021 del Consiglio d'Europa (da non confondersi con l'Unione Europea) vieta agli Stati membri di rendere obbligatoria, anche indirettamente, la vaccinazione, stabilendo altresì che nessuno a livello politico, sociale o in altra forma può fare pressioni perché le persone si vaccinino se non lo scelgono autonomamente;
    2. L'art. 36 del Regolamento (UE) 953/2021 del 14/06/2021 dispone che: “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l'opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate”.

Proprio in relazione al Regolamento UE 953/2021 siamo di fronte ad un ulteriore imbroglio, che deriva dalla sua errata traduzione in italiano. Infatti l’articolo 36 nella versione originale inglese cita:

“It is necessary to prevent direct or indirect discrimination against persons who are not vaccinated, for example because of medical reasons, because they are not part of the target group for which the COVID -19 vaccine is currently administered or allowed, such as children, or because they have not yet had the opportunity or chose not to be vaccinated”.

Ebbene, questa frase è stata così tradotta nel Regolamento UE in italiano:

“È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l'opportunità di essere vaccinate”.

Noterete che è stata intenzionalmente omessa l’ultima frase “or chose not to be vaccinated”, cioè “o hanno scelto di non essere vaccinati”, che ovviamente rende il Regolamento molto più restrittivo, escludendo proprio chi decide di non vaccinarsi.

regolamento europeo it en 2

A fronte di tali incongruenze, è estremamente probabile che il D.L. 105, allo scadere dei 60 giorni, non verrà convertito in legge e tutte le eventuali sanzioni derivanti dall’applicazione di questo decreto illegale saranno annullate.

 

Download Vademecum green-pass e Leggi citate nell’articolo:

https://drive.google.com/drive/folders/1FtFDiHfyCtS9NMFRhANYFktaWA_xqdk_?usp=sharing

 

 

Letto 6128 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Agosto 2021 17:37
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