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Venerdì, 13 Marzo 2020 14:05

MES - Un rischio per gli italiani

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MES. Un rischio per i risparmiatori italiani

Perché esiste il Mes

Come è noto, le maggiori banche europee hanno accumulato debiti enormi prima e durante la crisi, a causa della finanza ombra e del denaro che gli stessi istituti bancari hanno privatamente creato dal nulla e utilizzato per concedere ampi crediti senza avere in bilancio i relativi fondi. In diversi Paesi Ue il totale di questi debiti privati è addirittura superiore ai rispettivi debiti pubblici.

In questa fase le banche hanno convinto i governi e i politici che li sostengono, che se anche solo alcune di esse avessero dovuto fallire, ne sarebbe seguito un disastro per l’intera economia europea. Forti di questa infondata minaccia e consapevoli del fatto che, dopo gli stanziamenti a garanzia delle banche, nei bilanci statali non esistono più risorse sufficienti per salvare una seconda volta le banche, la Troika (Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale) ha lavorato alla diffusione dell’idea che la crisi delle banche fosse una crisi degli Stati, creando emergenze fittizie per travalicare la sovranità degli stessi Stati.

Il drenaggio di capitali dagli Stati verso le banche ha ovviamente creato dei vuoti nei bilanci statali, così i governi hanno deciso di avviare una rigorosa politica di austerità volta a ridurre soprattutto le spese, a cominciare dalle aree strategiche per i cittadini: pensioni, sanità e istruzione.
Le politiche di austerità sono state declinate sia in ambiti nazionali, come la famigerata riforma delle pensioni introdotta in Italia dal governo Monti nel 2011, sia in severe imposizioni partorite a Bruxelles. Tra queste ultime: il Memorandum di intesa imposto alla Grecia; il “patto fiscale” (Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance), approvato nel 2011 a larga maggioranza dal Parlamento italiano senza alcuna discussione sulle prevedibili disastrose conseguenze; infine l’istituzione del MES (Meccanismo europeo di stabilità).

 

La strategia anti-democratica

Negli anni immediatamente successivi, le politiche di austerità presentate dai nostri governanti come sicuri rimedi per la crisi, in realtà l’hanno aggravata e prolungata. La stagnazione dell’economia si è trasformata in una severa recessione. Il caso italiano è indicativo al riguardo, ma lo stesso è riscontrabile in altri Paesi europei, inclusa la Germania.
Non ci si può non interrogare sulle motivazioni della mancata comprensione da parte dei ministri, dei presidenti del Consiglio e dei capi di Stato che l’austerità, nella situazione di crisi, fosse una ricetta suicida dal punto di vista economico, se non anche da quello politico, per le recessioni di lunga durata che hanno prodotto. Ma sappiamo benissimo che tali politiche sono conformi al volere della classe dominante, il cui obiettivo non è certo quello di risanare l’economia, ma piuttosto di perseguire con ogni mezzo la redistribuzione della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto. Strategia anti-democratica in corso da oltre trent’anni, coadiuvata da organizzazioni quali Bilderberg, Trilaterale, Gruppo dei 30, e da banche internazionali, quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, J.P. Morgan, Rothschild, Schröder.

Ad ulteriormente motivare i governanti ad adempiere alle prescrizioni della Ue ed a creare un clima politico favorevole alle violazioni della democrazia, sono state messe in atto due strategie. La prima è consistita nel camuffare la crisi come se questa non avesse origini nel sistema bancario, ma fosse dovuta al debito eccessivo degli Stati, provocato, secondo loro, dall’eccessiva spesa sociale. “Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità”, vi ricorda qualcosa? La seconda strategia è stata quella di prospettare l’ipotetico debito eccessivo come una grave emergenza da risolvere. Pertanto in una situazione emergenziale, i Parlamenti non possono far altro che obbedire ai diktat, perché “ce lo chiede l’Europa”. In questo modo, poche decine di persone non elette possono travalicare il potere di governi democraticamente eletti.

Cos’è il Mes

Forti di questi presupposti e coordinati dal Consiglio europeo, il 2 febbraio 2012 gli ambasciatori dei Paesi Europei hanno firmato il Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), come versione permanente del precedente meccanismo di stabilizzazione, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (ESFS), che era temporaneo stato creato a giugno 2010 per contrastare la montante crisi economica europea.
Il Mes, da alcuni ribattezzato “Morire per l’Europa Subito”, è un’istituzione comunitaria affine a una banca, atta a fornire, a certe condizioni, che vedremo meglio di seguito, assistenza finanziaria agli Stati membri che presentino difficoltà di bilancio. Questa assistenza consiste in un dispositivo che ha introdotto la norma della “condizionalità”. Vale a dire che l’aiuto finanziario viene accordato solo agli Stati dell’Eurozona che, in cambio, si impegnino a mettere in opera un programma di riforme. Più precisamente, come viene definito in maniera orwelliana nel regolamento del Mes, “programma di aggiustamento macro-economico”, naturalmente coerente con le tendenze neo-liberiste imperanti. Di fatto, tali tendenze coincidono sempre con la privatizzazione dei servizi pubblici, con la riduzione dei salari, con la contrazione della spesa pubblica, con la soppressione di ogni limitazione alla circolazione delle merci. È così che viene perpetrato il ricatto dell’ausilio finanziario condizionato.
Notiamo come si auto-alimenta questo circolo perverso: dato che ben difficilmente gli Stati approverebbero misure auto-lesioniste, vengono artificiosamente create condizioni economiche che necessitano di aiuti finanziari, e questi aiuti arrivano solo se gli Stati adeguano le loro politiche agli obiettivi della Commissione europea, che quasi sempre divergono dagli interessi nazionali; ma questi obiettivi non possono che peggiorare ulteriormente i conti economici e lo stato sociale, oltre ai debiti che gli stessi Stati dovranno rimborsare, cosicché saranno necessari ulteriori “aiuti” e il processo si auto-sostiene a tempo indefinito.
Il Mes diventa quindi lo strumento con il quale gli Stati europei “aiutati”, vengono privati della loro autonomia politica. Questi stessi Stati si vedono costretti, per non precipitare nella miseria, ad accettare riforme che sono dettate dall’esterno e che sono sempre a beneficio dell’oligarchia finanziaria e a nocumento dei ceti medi e delle classi lavoratrici. La BCE potrà infatti trattenere discrezionalmente la liquidità dei sistemi bancari degli Stati membri che si rifiutino di seguire i suoi precetti sulle politiche di bilancio, settori pubblici e sistema dei salari.

 

I soldi del Mes

Con il Mes, il peso decisionale dei Paesi dell’Unione europea risulta proporzionale ai versamenti effettuati al fondo comune. Con l’ovvia conseguenza che la Germania, ancora una volta, può imporre i suoi interessi a tutta l’Europa, senza dover ricorrere alla tradizionale strategia militare e imperialista. È dunque chiaro che l’obiettivo degli “aiuti” è quello di imporre il debito: lo Stato che chiede l’aiuto non viene aiutato, ma in realtà si indebita, si mette da solo il cappio al collo e viene in pratica sequestrato, senza possibilità di liberazione.
E da dove provengono i capitali che “generosamente” il Mes dispensa agli Stati? Ai sensi dell’art. 8 del Trattato, gli Stati membri debbono fornire “in via irrevocabile e incondizionata” il loro contributo al capitale azionario autorizzato: 7 milioni di azioni da centomila euro ciascuna, pari a 700 miliardi di euro a regime, 500 miliardi di euro per cominciare. L’Italia, che stava tagliando migliaia di posti letto negli ospedali ed elevando l’età di pensionamento a 66 anni, avrebbe contribuito con 125,4 miliardi, da versare in cinque rate annuali. Ad oggi (dicembre 2019), sommando i miliardi versati al Mes con quelli dati in forma di prestiti bilaterali o di prestiti tramite il EFSF ad altri Stati europei (la cifra si trova nel bollettino di Banca d’Italia) si arriva a un totale effettivamente versato di circa 59 miliardi; la metà di quanto previsto. L’Italia è il terzo contributore del Meccanismo europeo di stabilità, il cui patrimonio, negli ultimi anni, è servito ad aiutare Irlanda, Cipro, Portogallo, Spagna e Grecia (due volte). Noi non ne abbiamo mai usufruito. È vero che, sulla carta, si tratta di prestiti, ma ci sono forti dubbi sulla possibilità dell’effettiva restituzione. Già l’Irlanda ha chiesto una proroga dei termini a 40 anni.
Ora pensiamo quante problematiche interne irrisolte avremmo potuto sanare con questi 59 miliardi. Dall'emergenza coronavirus, alle scuole, alle strade, all’ex-Ilva, ai dissesti idro-geologici, creando migliaia di posti di lavoro. Invece sono finiti nelle banche tedesche e francesi, che erano creditori di Cipro, della Spagna e della Grecia.
Secondo il Mes gli Stati membri dell’Unione non possono ricevere prestiti dalla loro Banca centrale, ma le banche private sí (al tasso dell’1% o inferiore). Però il Mes ha facoltà di chiedere prestiti alle banche private, al tasso corrente di mercato, di certo superiore all’1%. Dopodiché lo stesso Mes potrà prestare denaro agli Stati che ne fanno domanda, a un tasso che certamente sarà superiore a quello delle banche. Si è quindi creato un meccanismo speculativo finanziato dagli stessi Paesi dell’Eurozona, in grado di generare elevati guadagni per il sistema bancario, per via di questa catena di transazioni.

Il Mes in azione

Il primo Paese europeo a “beneficiare” del Mes è stato la Grecia. Il 9 febbraio 2012 la Ce, la Bce e il Fmi hanno inviato al governo greco un Memorandum di 51 pagine contenente le misure da adottare obbligatoriamente per poter accedere agli “aiuti” finanziari. Pesanti le misure imposte in tema di condizioni di lavoro: riduzione del 22% del salario minimo stabilito dai contratti collettivi, mentre per i giovani sotto i 25 anni, la riduzione è stata del 32%. Seguono una serie di regole che vanno dall’esclusione dei bambini dalle liste di sicurezza sul consumo di alcuni alimenti, alla distanza minima tra pompe di benzina e luoghi in cui si radunano gruppi di persone. Il messaggio occulto che si cela dietro questa apparente precisione maniacale è fin troppo chiaro: “cominciate ad abituarvi al fatto che qualcun altro, al di fuori del vostro Paese, stabilirà le norme che regolano i vostri comportamenti quotidiani”. Concetti che riecheggiano i diktat militari in tempo di guerra.
Infatti Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo disse in un’intervista del 2011 che per ottenere che la Grecia facesse fronte ai suoi doveri, la sua sovranità sarebbe stata “massicciamente limitata”.
Ora la domanda è: a quale Paese verrà inviato il prossimo Memorandum?
C’è da chiedersi se tra i parlamentari italiani che hanno approvato il Mes (vedi Tabella 1), qualcuno avesse una vaga idea di quale perdita di sovranità economica e politica ciò abbia comportato, e quale ferita rappresenti per la democrazia.

Mes 2.0

Ma non finisce qui. Ci troviamo ora alla seconda versione del Mes, manco a dirlo, peggiorativa per noi. Questa istituzione, che già ha teoricamente a disposizione 705 miliardi, potrebbe chiederne ancora, a seconda dei suoi bisogni e da versare, da parte dei Paesi aderenti, entro 7 giorni. Tali “bisogni” sono stabiliti unilateralmente dalla stessa Istituzione che detiene il capitale. Come se non bastasse, sempre secondo lo Statuto del Mes, tutti gli appartenenti a questo organismo sovra-nazionale godono della totale immunità e impunità penale.
Qui sorge un’altra domanda: “è mai possibile che esista un’organizzazione che può chiedere ingenti somme agli Stati membri, a sua totale discrezione, e non doverne rispondere?”.
Sembra un’assurdità, e invece l’articolo 35 della riforma del Mes prevede che ci sia l’immunità per la Presidenza, per il Consiglio, per la Direzione generale, e per i funzionari (tutta una struttura pagata da noi contribuenti). Esiste cioè la totale ed insindacabile immunità per tutti, qualsiasi cosa facciano questi impiegati privati nell’esercizio delle loro funzioni. E non sono giudicabili, né punibili. È evidente a tutti che questa norma è da considerare di assoluta gravità, per il suo potenziale anti-democratico e deresponsabilizzante di un gruppo privato e non eletto che gestisce i nostri soldi. Mai nella storia recente si è verificato un superamento di quello che è stato uno dei principi illuministici fondamentali, cioè la separazione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario. Ratificare da parte dei Parlamenti, obbligati dal potere finanziario, che ci sia un organismo sovra-nazionale in grado di condizionare i governi, al di fuori dell’organo giudiziario, cioè non giudicabile da nessuno, significa partorire un mostro. Significa che il principio di uguaglianza davanti alla Legge vale per tutti i cittadini, ma non per i membri del Mes. Superare questo principio illuministico è di una gravità inaccettabile!

Già questo argomento sarebbe sufficiente a rifiutare in blocco il Mes. Ma evidente ciò non ha creato il minimo allarme nei nostri rappresentanti al Parlamento, che anzi hanno dato il loro assenso a questa bomba ad orologeria. Alle riunioni dell’Eurogruppo del Giugno 2019 infatti, hanno presenziato Alessandro Rivera, direttore generale del Mef (Ministero dell'economia e delle finanze), Giovanni Tria, ministro dell’Economia, e Giuseppe Conte, auto-battezzatosi come “avvocato del popolo”, per quanto la validità di questo auto-battesimo non è ancora stata confermata dai fatti. Il mandato che Conte aveva ricevuto dal Consiglio dei Ministri era chiaro: “il Mes non deve passare; ci si deve opporre a tutti i livelli” e nella risoluzione era specificato che il Parlamento avrebbe dovuto essere preventivamente informato prima di dare qualsiasi assenso o approvazione, opponendosi a qualsiasi clausola favorevole al principio di condizionalità per ottenere i fondi.

 

Come avviene il ricatto del MES

Per chiarezza, torniamo sul concetto di condizionalità, già spiegato più sopra, perché è un punto critico. In pratica l’Italia fornisce i miliardi al fondo del Mes; successivamente il fondo può essere utilizzato per aiutare altri Stati, ma l’Italia non può ricevere finanziamenti, perché i nostri parametri relativi al debito non lo permettono. E se uno Stato non rientra nei parametri di debito, cioè la cui stabilità finanziaria è giudicata insufficiente, bisogna necessariamente passare per la ristrutturazione del debito. La ristrutturazione del debito è simile alla rimodulazione delle imposte: il valore del debito viene tagliato. Quindi, ad esempio, con una ristrutturazione del 20%, se un risparmiatore possiede 10.000 euro di BTP, anche se fossero all’interno di un Fondo d’investimento, se ne ritrova 8.000 euro.
E perché viene fatta la ristrutturazione? In situazioni normali, se un Paese attraversa un momento di difficoltà, dato che ha la sua moneta, la svaluta; e i creditori esteri si trovano il loro credito con un valore un po’ inferiore, quindi ci perdono; mentre non cambia nulla per i cittadini del Paese che ne detengono i titoli di Stato. È chiaro che passando dalla svalutazione al taglio del nominale del debito, non saranno più i creditori esteri a perdere soldi, ma chi quel debito lo possiede, cioè i risparmiatori del Paese “ristrutturato”. E dato che circa il 75% del nostro debito pubblico è nelle mani degli italiani, significa che a fare le spese di questo disastro sarebbero proprio i risparmiatori italiani.
Lo stesso professor Giampaolo Galli, nella sua audizione presso la Commissione Bilancio (6/11/2019), oltre ad aver paragonato il Mes ad una pistola puntata alla tempia degli italiani, ha dichiarato: “La nostra opinione su questo punto è che l’idea di una ristrutturazione "early and deep” non avesse senso nella Grecia del 2010 e, a maggior ragione, non abbia senso nell’Italia di oggi. In particolare, occorre considerare che l’Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito è detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento. In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamità immensa, genererebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra. Nessun governo può prendere una decisione del genere…” (la relazione si trova sul sito della Camera).
Comincia quindi a chiarirsi l’idea folle che sta alla base del Mes: in un momento di grave crisi economica, l’Italia dovrebbe sborsare miliardi (ne abbiamo già versati 59) per aiutare altri Paesi, quando siamo proprio noi ad averne maggiormente bisogno. Ma se fosse proprio l’Italia a dover percepire un aiuto economico, peraltro ricevendo in prestito i nostri stessi soldi precedentemente versati, non potremmo ricevere neanche un euro se prima non operiamo il taglio nominale dei nostri risparmi. E questo sarebbe davvero un suicidio. Perché se investendo nei titoli di Stato, ci saranno buone probabilità di non riavere indietro il proprio denaro, chi acquisterà ancora i BTP? Così si rischia il fallimento di un’intera nazione. C’è sempre qualcuno disposto a vendersi per l’estero, ma qui crolla la logica di aiutare i Paesi in difficoltà, dato che non ha senso fornire aiuti ad altri Paesi rovinando i risparmiatori italiani. E qui il termine “risparmio” è inteso in senso ampio, perché i titoli di Stato compongono il capitale di Fondi pensione, pensioni integrative, assicurazioni sulla vita, ecc. Quindi anche chi non detiene direttamente BTP verrà danneggiato dalla ristrutturazione del debito. Il fallimento di Banca Etruria, benché si trattasse di semplici obbligazioni subordinate, avrebbe dovuto insegnare qualcosa ai nostri rappresentanti in Parlamento, visto che all’Italia è costato 1,5 miliardi per risarcire i risparmiatori. L’ultimo degli economisti mai si avventurerebbe in trattative che prevedano la ristrutturazione del debito. Perché l’Italia ha approvato il Mes nel 2012 e ora qualcuno vuole firmare condizioni anche peggiorative? Forse i governi che parlano di immigrazione o di ius soli, meglio farebbero a dirigere i loro sforzi verso attività prioritarie che davvero possano tutelare gli italiani. O forse non è questo il loro obiettivo?
gdm

 

Tabella 1 - Camera - votazione n. 13 (seduta n. 669 del 19/07/2012)

Trattato di istituzione del MES - Ddl 5359 - voto finale

Gruppo

Favorevoli

Contrari

Astenuti

Assenti

In missione

Futuro e Libertà

14

0

0

9

2

Gruppo Misto

19

0

3

25

5

Italia dei valori

0

0

13

5

2

Lega Nord

0

51

0

7

1

Partito Democratico

168

0

0

34

3

Popolo della Libertà

83

2

20

91

12

Popolo e Territorio

11

0

0

10

0

Unione di Centro

30

0

0

7

1

Totali

325

53

36

188

26

 

MES - Aggiornamento 9 marzo 2020

L'Eurogruppo pubblica l'Ordine del giorno della riunione del prossimo 16 marzo 2020.
Prima l'approvazione del Mes (ESM), poi il backstop per mettere al sicuro le grandi banche e infine, se resta tempo, l'emergenza coronavirus.
Tanto per rendere chiaro a tutti le priorità di Bruxelles.

 16Marzo2020 agenda 02

 

Bibliografia:

Compendio di diritto dell'Unione europea 2019 - Flavio Cassandro
Il colpo di Stato di banche e governi – Luciano Gallino
Il denaro, il debito e la doppia crisi - Luciano Gallino
La fine della sovranità. La dittatura del denaro che toglie il potere ai popoli - Alain de Benoist
https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-5359-voto-finale/39325

 

Letto 513 volte Ultima modifica il Martedì, 07 Aprile 2020 14:01

4 commenti

  • Link al commento CARMEN BRUNO Lunedì, 16 Marzo 2020 18:54 inviato da CARMEN BRUNO

    E' importante divulgare queste informazioni ...in pochi sanno cosa è il MES e cosa comporta.
    Ottima iniziativa il blog!!

  • Link al commento Giuseppe Modafferi Lunedì, 16 Marzo 2020 13:57 inviato da Giuseppe Modafferi

    Materia interessante. Va condotta una battaglia politica seria ben organizzata nei fatti e nelle azioni. Di chiacchiere ne hanno giá fatte tante e di più.

  • Link al commento Antonio Bruno Domenica, 15 Marzo 2020 11:07 inviato da Antonio Bruno

    Benissimo. Dobbiamo spiegarlo alla gente perché ancora in pochi sanno cos'è il MES.

  • Link al commento Candeloro Venerdì, 13 Marzo 2020 15:13 inviato da Candeloro

    Ottimo articolo.

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